Dienstag, 21.05.2013
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Chi ha paura dell'italiano cattivo?
Sendung vom 31. August 2012
Cosa cambia o va perduto delle nostra lingua dopo una lunga permanenza all'estero? Ce lo dice il linguista Massimo Arcangeli invitato a Berlino dalla Società Dante Alighieri.
Lontani dal centro vivo della lingua che si rinnova trasformandosi, parliamo un italiano sempre più povero. Ma non solo noi. Domina l'esigenza di semplificare il linguaggio per facilitare la comunicazione, renderla sempre più immediata, meno faticosa. Adeguato alle nuove tecnologie che della velocità hanno fatto un paradigma indiscusso della modernità, tra i giovani si è ridotto a meno della metà il lessico di 7000 vocaboli utilizzato fino a venti anni fa. Per chi risiede all'estero, in Germania, le parole dimenticate, quelle che sostituiamo automaticamente con il tedesco, l'incertezza dell'argomentazione e della sintassi, sono le conseguenze che più ci imbarazzano nella conversazione. Il resto lo fa e lo disfa l'influenza della lingua territoriale dominante. Ma il campanello d'allarme è la forma scritta dice Massimo Arcangeli, membro del collegio di dottorato in Storia Linguistica Italiana alla Sapienza di Roma, direttore dell'Osservatorio della Lingua Italiana per conto della Zanichelli editore. Ha scritto e appena mandato in libreria "Cercasi Dante disperatamente. L'italiano alla deriva”.
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